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Volkswagen in Usa: ‘Questo non è il diesel di tuo padre’

dal Blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015L’affare Volkswagen potrebbe sintetizzarsi nello slogan pubblicizzato in America dalla casa tedesca: “Questo non è il diesel di tuo padre”. Nonostante la stizzita ironia antigufi che da giorni inonda il Foglio di Giuliano Ferrara, è difficile riabilitare una delle truffe più ignobili della storia industriale e limitarsi alla preoccupazione per le perdite e l’eventuale declino del più grande produttore di auto al mondo.

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Da troppo tempo il motore a combustione interna – diesel in particolare – è sotto accusa per i danni alla salute, per le emissioni nocive e per il consumo di suolo che le autovetture occupano in relazione al trasporto di persone assai spesso singole. La “bomba” esplosa dopo le prove fornite dall’International Council on Clean Transportation non è molto lontana a mio parere dall’effetto di Fukushima, con l’aggravante che nel caso delle emissioni i consumatori hanno un ruolo diretto e assai più stringente dei governi nello scegliere le alternative. A poco vale il ricatto su centinaia di migliaia di lavoratori occupati e il coinvolgimento dei “potenti sindacati” nel solito giochetto per cui sarebbero loro i più ostinati oppositori ad una riconversione ecologica. Che invece va avviata con urgenza, partendo dagli effetti spaventosi che il trucco ha già procurato e dai vantaggi occupazionali che si potrebbero trarre da una transizione governata alla mobilità sostenibile.

Secondo il Guardian lo smog è causa di quasi mezzo milione di morti premature ogni anno, e l’Unione europea sa che quasi il 40% delle emissioni di ossido di azoto dipendono dal trasporto. L’inganno perpetrato dalla casa automobilistica rischia di aver prodotto quasi un milione di tonnellate di emissioni di ossidi di azoto (NOx), grosso modo quanto ne producono tutte le centrali elettriche, le auto, le industrie e l’agricoltura del Regno Unito. La società tedesca ha ammesso che il dispositivo potrebbe essere stato montato su 11 milioni dei suoi veicoli in tutto il mondo, con conseguenze da 10 a 40 volte quelle stimate per gli Stati Uniti.

Certamente, come appare nella pubblicità, una “Passat” di oggi non richiama immediatamente il puzzolente pick-up dei film degli anni cinquanta. Ma non per questo si può tacere su questioni, come le quattro sotto riportate a cui si è data ancora poca attenzione.

1. La scelta intenzionale di Volkswagen ridefinisce drasticamente il concetto di malware. Siamo abituati a malware che ruba password, inietta pubblicità o altera il funzionamento dei computer o dei telefonini; non era ancora capitato che del malware inserito intenzionalmente dal costruttore consentisse di nascondere un inquinamento atmosferico su vasta scala. Siamo ad una forma di crimine occultata abilmente, ma non dissimile dall’impiego dell’amianto in edilizia.

2. La vicenda non si fermerà al dolo VW. E’ impossibile che una nota dei laboratori JRC alla commissione Ue, che denuncia come i test su strada evidenzino che solo 3 modelli su 23 rispettano davvero gli standard Euro6, sia potuta passare in silenzio. Quando non c’è vigilanza si commettono abusi, e quando si invoca la segretezza in nome della sicurezza, spesso la vera ragione è che si vuole carta bianca per commettere questi stessi abusi o per nasconderli. Se poi è vero che i software ingannevoli sono già stati vietati dal 2007 con il regolamento Euro 5 e 6, allora è improbabile che il dispositivo della Bosch sia stato utilizzato solo dalla fabbrica di Wolksburg. Teniamo conto che pubblicazioni prestigiose come il report di Transport&Environment,  “Don’t breathe here” (“Non respirare qui”) denunciano da mesi come in Europa ci siano sistemi e meccanismi di controllo meno rigorosi che negli USA.

3. Volkswagen ha assunto lo studio legale statunitense che difendeva BP dal disastro petrolifero della Deepwater Horizon per trattare le multe che verranno comminate. L’assunzione di Kirkland & Ellis è emersa quando il governo tedesco ha ammesso che sapeva già di “impianti di manipolazione” che potevano imbrogliare le prove di emissione. Oliver Krischer, il vice leader del partito dei Verdi, ha detto alla televisione di Berlino che questo evidenzia che il governo sapeva che i costruttori di automobili stavano cercando di manipolare le prove di emissione. Tuttavia, l’agenzia di categoria che rappresenta i produttori di automobili europei ha insistito in questi giorni sul fatto che non c’era “alcuna prova” che lo scandalo si fosse diffuso al di là di VW.

4. Dopo la firma del contratto sui cambiamenti climatici (Protocollo di Kyoto) nel 1997, la maggior parte dei Paesi ricchi sono stati obbligati per legge a ridurre le emissioni di CO2 in media dell’8% in 15 anni. Quello del Diesel era stato un mercato di nicchia in Europa fino alla metà degli anni 1990, costituendo meno del 10% del parco auto. (I diesel producono il 15% in meno di CO2 rispetto alla benzina, ma emettono quattro volte più inquinamento di biossido di azoto e 22 volte più particolati, le minuscole particelle che penetrano polmoni, cervello e cuore). Sotto la pressione Ue per ridurre le emissioni di anidride carbonica, il diesel, dall’essere una scelta stravagante, è diventato il propulsore principale in Europa. La sua quota di mercato nel Regno Unito è salita da meno del 10% nel 1995 a oltre il 50% nel 2012.

Le case automobilistiche giapponesi e americane hanno invece sostenuto ricerche di auto ibride ed elettriche, quando la Commissione europea era fortemente spinta dalle grandi case automobilistiche tedesche Bmw, Volkswagen e Daimler, ad incentivare il diesel. Il trade-off tra la riduzione delle emissioni climalteranti e l’aumento dei problemi di salute non è stato ampiamente dibattuto e le case automobilistiche di conseguenza hanno adottato la soluzione facile di ingannare il sistema attraverso i malware informatici.

Il clamore della questione qui riportata accelererà riflessioni profonde sul trasporto, a partire dalla necessità di ridurre non solo le emissioni, ma anche il traffico e la potenza per unità di peso trasportato. Nell’immediato la mobilità elettrica sembra destinata a svolgere un ruolo centrale nello scenario climatico che prevede drastiche riduzioni delle emissioni al 2050. Con le fonti rinnovabili che alla fine del prossimo decennio garantiranno la metà della domanda elettrica in Europa e che sono in forte espansione in tutto il mondo, questa tecnologia contribuirà significativamente a decarbonizzare il settore dei trasporti. In più, la presenza di un rilevante numero di auto elettriche con batteria rappresenterà un formidabile sistema di accumulo diffuso, prezioso nella gestione delle elevate quote di elettricità intermittente come quella solare ed eolica, con la connessione alla rete elettrica dei veicoli per la ricarica.

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STOP TTIP: si apre la settimana di azione globale

Una manifestazione internazionale a Berlino, centinaia le iniziative in tutta Europa, decine in Italia
Con STOP TTIP si apre la settimana di azione globale contro le politiche economiche e sociali dell’Unione Europea

Centinaia di iniziative tra flashmob, presidi, seminari ed eventi pubblici. E’ la risposta dei cittadini e delle cittadine che si oppongono al TTIP, il negoziato transatlantico di liberalizzazione economica tra Stati Uniti ed Europa, e agli altri trattati di libero commercio sul tavolo negoziale della Commissione Europea. Dopo aver consegnato oltre tre milioni e duecentomila firme alla Commissione Europea a Bruxelles alcuni giorni fa, le campagne Stop TTIP si sono date appuntamento in questi giorni, convergendo con la settimana di azione globale che dal 10 al 17 ottobre porterà in piazza decine di migliaia di persone contro le politiche economiche e commerciali dell’Unione Europea, accusate di aggravare la crisi, l’ineguaglianza sociale e il degrado ambientale.

“Oggi i movimenti sociali e le reti della società civile rimettono al centro dell’agenda politica la questione della giustizia commerciale” sottolinea Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia. “Sono oramai diverse le voci critiche e contrarie a trattati di libero scambio come il TTIP o come il CETA, tra Canada e UE, concluso appena un anno fa e in attesa di ratifica, perché sempre di più si dimostra come questi negoziati siano stati progettati per consolidare i privilegi delle lobbies economiche più potenti. L’impatto sulla piccola e media impresa europea” conclude Di Sisto, “e soprattutto sulla produzione agricola di piccola scala saranno molto pesanti, così come il rischio di abbassamento degli standard è sempre in agguato, nonostante le false rassicurazioni offerte dal Governo”.
“Le decine di comitati nati in Italia” aggiunge Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, “mostrano come i cittadini chiedano di essere informati e di poter partecipare a decisioni sostanziali per il loro futuro. In questa settimana di azione globale parteciperemo alle diverse mobilitazioni, non ultima quella di Berlino dove proprio oggi, 10 ottobre, sono attese più di 50mila persone e sono stati annunciati oltre 600 pullman da tutta Europa, con l’obiettivo di manifestare per le strade della capitale tedesca la decisa opposizione della società civile europea al TTIP”.

Proprio in questi giorni diverse carovane partite da diversi Paesi europei stanno convergendo verso Bruxelles, in vista del Consiglio Europeo della prossima settimana. “Queste mobilitazioni mostrano come le politiche dell’Unione Europea siano totalmente inadeguate con la sfida che abbiamo davanti” chiarisce Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia. “Nonostante i tentativi di normalizzare il dissenso, e di far passare sotto silenzio politiche decisamente antipopolari, la società civile europea e statunitense sta tornando ad essere protagonista di una stagione di movimento”.

Tra le varie iniziative proposte dalla campagna Stop TTIP Italia, oltre ai diversi eventi e flashmob organizzati nel nostro Paese, c’è una campagna europea di tweet e di email programmata per il 15 ottobre, data di inizio del Consiglio Europeo di Bruxelles. “Un assedio fisico e virtuale” concludono gli organizzatori, “per far presente una volta di più che non è possibile escludere i cittadini e le cittadine dai decisioni che li riguardano e che possano cambiare, in peggio, le loro prospettive di vita”.

L’elenco delle iniziative sul sito della Campagna Stop TTIP Italia: http://stop-ttip-italia.net/10-17-ottobre-ce-uneuropa-che-si-mobilita/
Il sito internazionale: https://www.trade4people.org/?lang=it
Il profilo facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia
L’account Twitter: @StopTTIP_Italia

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10 ottobre: manifestazione Stop TTIP in Darsena a Milano

Dal 10 al 17 ottobre in tutta Europa si celebra la Settimana europea di mobilitazione Stop TTIP (l’accordo di libero scambio e investimenti tra Unione Europea e Stati Uniti), ma che si pone l’obiettivo di accendere i riflettori anche sul TPP (il trattato di libero commercio e investimenti transpacifico appena sottoscritto tra Stati Uniti, Canada e vari Paesi asiatici), il TISA (il negoziato di liberalizzazione dei servizi, che tocca molti settori) e il CETA (il trattato di libero scambio e investimenti tra Canada e Unione Europea. Dal 15 al 17 ottobre a Bruxelles, insieme ai movimenti europei contro l’austerità, molte associazioni che si battono contro il TTIP, forti di oltre 3 milioni di firme di cittadini raccolte in tutta Europa, protesteranno contro il Vertice europeo, mentre il 14 ottobre negli Usa si celebrerà una giornata d’azione sull’impatto dei cambiamenti climatici.

Il 10 OTTOBRE IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA CONTRO IL TTIP. Si svolgeranno eventi in centinaia di città nella maggior parte dei Paesi dell’Unione. La più grande manifestazione è attesa a Berlino (il Comitato Stop TTIP Bolzano parteciperà).

A Milano il Comitato Stop TTIP organizza, il 10 ottobre dalle 15 alle 20, una manifestazione alla Darsena, con interventi qualificati sui vari aspetti del trattato, teatro di strada per i bambini con l’associazione Pane e Mate, musica dal vivo con Mi Toca Samba e Fonc, flash mob, raccolta firme contro il TTIP,  volantinaggi e distribuzione di materiale informativo, aperitivo bio. Sulla piazza innalzeremo una grande mongolfiera per sorreggere un megastriscione contro il TTIP.

Comitato Stop TTIP Milano

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2015.10.10. Copertina FB LD

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Venerdì 2 ottobre a Varese: La cura della casa comune

La cura della casa comuneRadio Missione Francescana e Varese 2.0 organizzano : riflessione pubblica su “LA CURA DELLA CASA COMUNE”

Venerdì sera 2 ottobre alle ore 21,00, siamo tutti invitati presso il Convento dei Cappuccini di Viale Borri, a Varese , per riflettere insieme, laici e credenti , sull’Enciclica di Papa Francesco, Laudato si’.

L’evento nasce dalla collaborazione tra RMF e Varese 2.0

Ci introdurranno alla comprensione dell’Enciclica, ciascuno dal proprio particolare angolo di osservazione e con la propria personale sensibilità, Mons. Peppino Maffi, Mario Agostinelli, Guido Viale, padre Alex Zanotelli, padre Gianni Terruzzi e Valerio Crugnola.

Per info: http://www.giovanniderosa.blogspot.it/2015/09/radio-missione-francescana-e-varese-20.html

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